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MATERIALI INTEGRATIVI e COMPLEMENTARI
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MEDACE DI MONTICELLO, 1250 m

Stella Alpina (parete E)

relazione di Daniele "Jot" Moroldo

Nicolò Florit, Daniele Moroldo , 19 luglio 2020.

75 m . VI- . 2h . NDA

Il monte Cimadors Alto domina la sottostante conca prativa con l'omonima casera cingendola ai fianci con due lunghe propaggini rocciose che si estendono verso S. La muraglia che difende ad E tale conca sovrasta a sua volta le amene borgate di Badiuz e Vurins (Monticello) ed è percorsa da un'intricata teoria di cenge e canali ricoperti da fitte macchie di mughi mentre più in basso padrone incontrastato è il pino nero. Sotto la cresta, a circa 1200 metri di quota, c'è una torre che, per chi la osserva dal fondovalle nei pressi di Grauzaria si rivela solamente nelle mattine soleggiate proiettando la propria ombra sulla parete retrostante, per poi scomparire appena una nuvola dispettosa ferma i raggi del sole.
La via si insinua tra i tetti che cingono alla base la bella e articolata parete E della torre. Prosegue poi al centro della parete con due brevi spostamenti a sinistra fino sulla cuspide sommitale. Roccia solida tranne il tratto basale.

Accesso: Il punto di partenza è la borgata di Badiuz (m. 800 ca.) in comune di Moggio Udinese. Per raggiungerla, da Moggio si imbocca la strada provinciale che risale la Val Aupa fino al piccolo abitato di Grauzaria (6 km). Si devia a sinistra per entrare nel piccolo borgo e si prosegue per la stretta stradina asfaltata che in 2 km circa porta alla borgata Badiuz.
Parcheggiata l'auto, salire lungo l'avvallamento (rio in secca) a sinistra delle case; incontrata una traccia che taglia orizzontalmente il pendio (940 m). Si prosegue sul margine sinistro dell'impluvio evitando più in alto a sx una breve fascia rocciosa. Sopra questa si rinviene un'altra traccia evidenziata da piccoli alberi tagliati che attraversa il pendio verso destra (q. 1060 ca.). Seguirla lungamente e poi riprendere a salire direttamente lungo il pendio oltrepassando una piccola radura panoramica fino ad imboccare uno stretto canale che porta oltre il limitare del bosco. Un'altra traccia più alta (q. 1150 ca.), ben marcata e coi soliti alberelli tagliati, conduce anch'essa alla panoramica radura; da lì salire fino a reperire lo stretto canalino. Uscendo a destra tra i mughi e salendo sulla soprastante spalla si ritrovano i segni di taglio sui mughi. Seguendo la traccia verso destra e traversando in saliscendi alcuni canali sotto le pareti si raggiunge la torre ormai ben visibile. Per traccia di camosci ci si porta sulla terrazza alla base della parete E (1h20 dal parcheggio).

Salita:
L1: Salire la giallastra parete sottostante il grande tetto obliquando a dx lungo una esile rampa (IV e V). Continuare verticalmente e uscire a dx del tetto (V+ e VI-, 1C; fin qui roccia friabile). Ora su bella roccia grigia proseguire diritti (V, 1C). Traversando infine a dx alcuni metri (IV) si raggiunge la sosta (1CF+1CLF). 20 m; IV, V, pp. V+ e VI-.
L2:  Salire diritti, spostarsi poi 2 m a sinistra evitando un tratto giallo e poi di nuovo diritti fino alla base di un piccolo diedro fessurato. Traversare due metri a sx su una cornice e superato uno strapiombetto (V+) proseguire per rocce più articolate fino alla sosta (1CF) su comodo terrazzino. 30 m.; IV+ e V p. V+.
L3:  Un saltino verticale conduce ad un pendio di facili roccette. Una rampa a sx della paretina finale deposita sulla panoramica vetta. 25 m; p. III, poi I e II; sosta su mugo.

Discesa: da un cordone su mugo si scende in corda doppia lungo la liscia parete ovest (35 m). Contornando la torre a S si ritorna all'attacco.

GALLERIA FOTOGRAFICA (foto D. Moroldo)

Medace di Monticello
Stella Alpina - attacco
Medace di Monticello
Stella Alpina - tiro 1
Medace di Monticello
Stella Alpina - tiro 2
Medace di Monticello
Stella Alpina - discesa
Medace di Monticello
Stella Alpina - discesa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Racconto della salita (di D. Moroldo): "La torre che non c'è"

Armato di binocolo ho indugiato a lungo tra le pieghe della selvaggia parete, regno incontrastato dei camosci; poi, stufo di guardare e non toccare, ho deciso: “anìn a viodi!”. Luca di Poldos (dopo i camosci è lui il signore di questi luoghi) mi ha svelato l'arcano! “Tor, quale tor? Aaah! La Medàce di Montisèl!? Tu vas su par chel agador in bande di Badiùz, tu vas a sinistre di un cret e sore tu traviersis a diestre fin sot da la tor. Tu cjatis robe taiade, pins e alaz” (traduzione: Torre, quale torre? Aaah! La Medace di Monticello!? Vai su per quel colatoio accanto alle case di Badiuz, poi eviti a sinistra una parete rocciosa e sopra traversi a destra fin sotto la torre. Trovi pini e mughi tagliati come segnavia).
Non è stato poi così semplice ma errando anche meno del previsto Nicolò e il sottoscritto sono arrivati al cospetto della Medace! Senza indugio siamo scesi alla base della parete est sulla quale con il binocolo avevo immaginato una possibile via di salita. I pronunciati tetti a difesa della parete grigia e i gialli sottostanti… Tutto corrispondeva! Solo che giallo qui significa “patòc”, marcio! La linea immaginaria che ci avrebbe portato sopra i tetti era alquanto logica e fattibile, ma avara di buchi e fessure in cui piazzare protezioni degne di questo nome. I primi facili metri sono serviti a prendere confidenza con la roccia ma, abbandonata la profonda fessura con l'ottimo friend le certezze sono svanite. Con delicati movimenti mi sono alzato a destra cercando di non tirare troppo gli appigli dal suono tutt'altro che rassicurante. Un friend in un buchetto mi ha dato coraggio per proseguire ancora un po' ma oltre le cose sembravano complicarsi. Un chiodo messo in un buco dal basso verso l'alto che sosteneva a mala pena il peso del rinvio ed un altro che avrebbe al massimo sopportato un resting ma non un eventuale volo mi facevano indugiare… Poi sulla destra sotto allo strapiombetto una piccola spaccatura ha accolto un chiodo a lama che è entrato cantando! Allora si ho preso coraggio e l'arrampicata si è fatta più sciolta. Con un volteggio a destra sono salito sopra la fascia strapiombante dove mi ha accolto una bella roccia grigia articolata e soprattutto solida e tutt'intorno ciuffetti di stelle alpine. E' toccato a Nicolò accarezzare il soprastante solido calcare e gustarsi da primo un'elegante arrampicata, esposta e mai banale fin poco sotto la cima e a me percorrere l'ultima facile lunghezza e posare i piedi sull'inviolata vetta.
Per non farci mancare niente al ritorno abbiamo pensato bene di imboccare la traccia sbagliata girovagando così nei dintorni della torre: tanto per conoscere meglio il luogo!
Arrivati a Grauzaria tappa per un ultimo sguardo alla ”nostra” torre, ma siamo di pomeriggio e non c'è più; il sole se n'è andato ad illuminare con i suoi raggi perle nascoste in altre valli.

 

 

 

 

 

 

 

SITI GEMELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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