RODA DI VAEL m 2806

Parete O – Via Dibona

relazione di Roberto Geromet e Max Buzzinelli – salita del 3/7/2011

 

Via di vecchio stampo, esempio del tipo di scalata dell’epoca, imperniata nella salita di camini e canali che permettono di scalare l’impressionante parete O della Roda sul limite dx. Si tratta di una scalata impegnativa, non sempre piacevole e con passaggi da affrontare con attenzione, a causa della qualità della roccia non sempre eccelsa e delle protezioni ormai vetuste e non abbondanti. Grande comunque il fascino dato dalla salita in sé.

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Primi salitori:                  A. Dibona, A. Verzi, A. Broome, A. Corning, 11 agosto 1908

Sviluppo:                         385 m

Difficoltà:                         D+                                                          max: 5°

Tempo previsto:            5 ore

Roccia:                            discreta, migliore in alto

Materiale:                         una scelta di dadi e friend, alcuni chiodi (soste presenti ma chiodatura datata e via poco attrezzata)

Punti d’appoggio:         Rifugio Paolina, Rifugio Fronza

Cartine:                            Tabacco foglio 06 (Catinaccio), scala 1:25.000

 

Accesso:

Dal Rifugio Paolina si segue il sentiero per il Rifugio Fronza (segn. 552) per una quindicina di minuti, oltrepassando la parete della Roda, fino al bivio con il sentiero alto di collegamento (segn. 549) fra i Rifugi Fronza e Roda di Vael. Lo si imbocca verso dx e dopo poco lo si lascia per seguire il ripido sentiero segnalato (segn. 551) per il Passo Vaiolon fino alle rocce della parete O della Roda di Vael, che si raggiunge al suo margine settentrionale (cioè sx guardando la parete). Si attraversa ora tutta la parete standone alla base per tracce fino al punto più alto delle ripide ghiaie nel settore dx della parete, alla base dello zoccolo sfasciato che sostiene il sistema di camini della Via Dibona (vedi foto). 1 ora dal Rifugio Paolina.

 

Salita:

1)        Si segue la rampa di roccia sfasciata che inizia immediatamente della parete gialla della Roda. La si rimonta alla meglio andando a sostare poco sotto ad un canalino. 50 m; 1°, 2°; 2CF.

2)        Per una fessura (quella più a dx di tre parallele) si entra nel canale (1C), dal quale si esce verso sx (2C con cordini, ev. sosta) per portarsi nella rampa-canale con erba che segna l’incontro fra lo zoccolo e la parete dove si sosta. 30 m; 3°, pp. 4°-; 3C, 1CLF.

3)        Su per il canale prima con erba e poi con roccia che richiede attenzione fino ad uno spiazzetto dove conviene sostare. 30 m; 3°+; 1CLF.

4)        Alla fine del canale si traversa facilmente a dx (1C alla fine), per poi salire direttamente per un diedrino che conduce ad un comodo terrazzo (cordoni su spuntone) dove inizia il sistema di camini verticali che caratterizza la via. Si sosta alla base dell’evidente e logica fessura-camino grigiastra. Pochi metri a sx c’è la parete gialla con fessure rotte e difficili; più a dx invece un’altra profonda fessura-camino. 25 m; 3°, 1°; 1C, 1CF.

5)        Si scala la fessura camino, prima rettilinea (5°-, 1C in alto), poi bipartita. Si prende il ramo di dx, meno profondo e più facile, che conduce in cima ad un pulpitino dove ci si riunisce all’altro ramo della fessura. Sosta su spuntone triangolare. 35 m; 5°-, 4°; 1C.

6)        Lasciando il profondo antro-camino che sale verso l’alto, si va verso sx (2C in basso, sosta inutile), imboccando un sistema di fessure giallastre obliquo a sx. Lo si scala delicatamente (1C), usando con prudenza un blocco-lama un po’ traballante incastrato nella fessura (p. 5°-, 1CL sopra). Il successivo diedro inclinato (2C all’inizio) conduce al terrazzino erboso di sosta. 20 m; 4°+, 5°-; 5C, 1CL, 2CF.

7)        Si affronta ora lo scorbutico e profondo camino giallastro, dalla roccia levigata, che costituisce il tratto chiave della via. Lo si scala con difficili opposizioni (5°, 1C), uscendone poi verso sx (utili friend grandi) quando si apre a diedro (1C), portandosi in un camino-fessura parallelo, alla base del quale si sosta su cengia. 25 m; 5°; 2C, 2CF.

8)        Si affronta il profondo caminetto giallastro con in alto grossi massi incastrati (1C, sosta eventuale se si è affrontata direttamente la parte finale del camino del tiro precedente), oltre i quali si esce a dx del netto bordo (1C). Si scala una placca inclinata per rientrare alla fine nel camino ed andare a sostare su una cengia in leggera discesa. 25 m; 4°; 2C, 2CF.

9)        Si segue verso dx la cengia (1C; su dritta invece, lungo un diedro giallastro, sale la Variante d’uscita Eisenstecken; inizio 5°+ e A0, poi 3°/4° per circa 70 m), oltrepassando una lama (cordini) con passo esposto. Oltre questa si scala un diedro per una decina di metri (1CL alla fine), traversando infine verso dx, passando all’interno di una grande lama staccato e sotto al sasso incastrato fra questa e la parete, sostando poco oltre. 25 m; 3°, pp. 4°-; 1C, 1CL, 1CLF.

10)     Si imbocca il camino finale, scalando all’inizio lungo delle lame (1C), portandosi quindi sulla faccia sx dello stesso (1C) per poi rientrare nel camino giallastro (1CL, 1C). Si supera sulla sx, con passaggio da capire, un masso che ostruisce il camino formando uno strapiombetto (p. 5°) andando a sostare sopra un successivo sassone incastrato. 35 m; 4°, p. 5°; 3C, 1CL, 1CLF+1CF.

11)     Si evita a dx su paretina un ulteriore sasso incastrato, rientrando poi nel profondo camino, ora foggiato quasi a canale. Si oltrepassando ancora degli altri massi finché si giunge alla forcelletta in cima al camino e ormai sull’ampia schiena ghiaiosa sommitale. Sosta su spuntone. 30 m; 3°+, 4°-.

 

Discesa:

La discesa più comoda è lungo la facile ferrata per la schiena N del monte (bisogna quindi salire in cima, andando facilmente per sentiero verso sx dall’uscita della via; 5 min.), completamente attrezzata fino al sottostante Passo Vaiolon, che si raggiunge in meno di mezz’ora. Da qui, per ritornare a Passo Costalunga o al Rifugio Paolina si scende a sx (faccia a valle; ovvero O, verso Bolzano) lungo il canalone detritico che deposita alla base del versante occidentale del Catinaccio, dove corre la mulattiera che raccorda i Rifugi Fronza, Paolina e Roda di Vael. Da qui al Rifugio Paolina (che si vede bene; è l’arrivo della seggiovia), e poi (indicazioni davanti alla casa) al Passo Costalunga (poco più di mezz’ora dal Rif. Paolina; ore 2 / 2,30 dalla vetta).

Dall’uscita è anche possibile scendere direttamente verso dx lungo il percorso del Masaré (tratti ferrati) che conduce in 45 min. al Rifugio Roda di Vael.

 

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Foto principale

 

 

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